Cambiare fornitore di luce o gas è una procedura amministrativa: scegli l'offerta, firmi il contratto e il nuovo fornitore avvia il passaggio al posto tuo. Servono il POD o il PDR, cioè i codici delle tue forniture, un documento e un IBAN. La fornitura non si interrompe, il contatore resta lo stesso e non devi disdire nulla.
Indice
Cosa vuol dire davvero cambiare fornitore, e cosa non cambia
Come si cambia fornitore di luce e gas, passo per passo
Cosa serve per cambiare fornitore
Resto senza luce o senza gas durante il passaggio?
Devo cambiare il contatore o far venire un tecnico?
Cambiare fornitore costa qualcosa? Ci sono penali per uscire prima?
Quanto tempo passa dalla firma al passaggio effettivo?
Cosa guardare nella nuova offerta prima di firmare
E se il confronto dice che conviene restare dove sei?
Come lo facciamo insieme, in negozio
Domande frequenti
Cosa vuol dire davvero cambiare fornitore, e cosa non cambia
Cambiare fornitore vuol dire cambiare l'azienda che ti vende l'energia e che ti emette la bolletta. Nient'altro: l'energia che arriva in casa è la stessa e passa dallo stesso contatore.
La confusione nasce perché nella filiera ci sono due soggetti diversi. Il fornitore (o venditore) è quello con cui hai firmato un contratto: te lo scegli tu, e puoi cambiarlo. Il distributore è il proprietario della rete della tua zona, quello che installa il contatore e lo legge: non lo scegli, è lo stesso per tutti quelli che abitano lì, e resta identico qualunque contratto tu firmi. È la ragione per cui cambiare fornitore non può interrompere la fornitura: chi porta materialmente l'energia non sta cambiando.
L'operazione si chiama switch, cioè «passaggio da un venditore a un altro». È una delle cinque operazioni distinte che si fanno su una fornitura, e confonderle è un equivoco che vediamo spesso al banco: prima attivazione (contatore mai allacciato), subentro (fornitura chiusa da riattivare), voltura (cambia l'intestatario), voltura con cambio di fornitore (cambiano entrambi) e switch (cambia solo il venditore). Chi trasloca in una casa nuova non sta facendo uno switch: è un altro percorso, con altri tempi.
Va detta subito anche una cosa che di solito si scopre dopo: il cambio agisce su una parte della bolletta, non su tutta, perché trasporto, oneri di sistema (le voci di interesse generale del settore, decise per legge) e imposte seguono regole uguali per tutti. Se la bolletta è arrivata più alta per un conguaglio, cioè il ricalcolo che sistema i consumi stimati in precedenza, o per una lettura stimata, cambiare venditore non risolve quel problema: conviene prima
capire perché la bolletta è più alta del solito.
Come si cambia fornitore di luce e gas, passo per passo
Il percorso ha cinque passaggi: i primi tre li fai tu, il quarto lo fa il nuovo fornitore, il quinto succede da solo. Non c'è nessun passaggio in cui devi contattare il vecchio fornitore, e nessuno in cui qualcuno deve entrare in casa tua.
1. Capire cosa stai pagando oggi
Prima di guardare qualunque offerta nuova serve una fotografia di quella che hai. Prendi l'ultima bolletta e cerca tre cose: quanto hai consumato nel periodo, quanto stai pagando la parte che dipende dal contratto, e se hai un prezzo fisso o variabile.
Senza un punto di partenza qualunque offerta sembra conveniente, perché la si confronta con un'impressione e non con un dato. Se vuoi sapere dove guardare, abbiamo spiegato riga per riga
quali voci della bolletta dipendono davvero dal fornitore.
2. Confrontare le offerte sui tuoi consumi reali, non su quelli medi
Un'offerta non è conveniente in assoluto: lo è rispetto a un profilo di consumo. La stessa offerta può essere adatta a chi sta in casa tutto il giorno e inadatta a chi ci dorme soltanto, perché cambia il peso della quota fissa rispetto alla parte legata al consumo.
Il confronto va quindi fatto con i tuoi consumi in mano, non con un consumo tipo. Lo strumento pubblico per farlo da soli è il
Portale Offerte, promosso da ARERA — l'autorità che regola il settore — e gestito da Acquirente Unico: è indipendente e non vende niente.
3. Firmare il nuovo contratto
Il contratto si firma con il nuovo venditore, in negozio oppure a distanza. Da quel momento l'onere di fare le cose non è più tuo.
Due accortezze prima di firmare. Fatti dare le condizioni economiche scritte e leggile, in particolare la durata del prezzo e cosa succede alla scadenza. E ricorda che i contratti conclusi fuori da un negozio — al telefono, sulla porta di casa, online — hanno una tutela in più, cioè un periodo entro cui puoi ripensarci senza motivare nulla: le condizioni aggiornate sono su
ARERA.
4. Lo switch lo fa il nuovo fornitore, non tu
Questo è il passaggio che quasi nessuno si aspetta. Una volta firmato, non devi avvisare il vecchio fornitore, non devi mandare raccomandate, non devi compilare moduli di disdetta. È il nuovo fornitore ad avviare la procedura con il distributore, e il vecchio contratto si chiude quando il nuovo diventa attivo.
Non esistono due contratti sovrapposti sullo stesso contatore: una fornitura ha un solo venditore per volta. È una regola di sistema, e la procedura è stabilita da
ARERA allo stesso modo per tutti gli operatori.
5. L'ultima bolletta del vecchio fornitore e la prima del nuovo
Dopo il passaggio ricevi ancora una bolletta dal vecchio fornitore. È normale e non è un errore: è il conto dei consumi fino al giorno di chiusura del contratto, che richiede tempo per essere calcolato ed emesso.
Lo scriviamo perché è una telefonata che ci arriva dopo un cambio fornitore, e capita che le persone tornino al banco con il foglio in mano, convinte di pagare due volte. Non è una doppia fatturazione, sono due periodi diversi, e basta confrontare le date stampate sui due documenti per vederlo.
Cosa serve per cambiare fornitore
Serve poco, ed è tutto già in tuo possesso: il codice identificativo della fornitura, un documento d'identità valido, il codice fiscale, l'indirizzo esatto della fornitura e un IBAN se vuoi domiciliare il pagamento.
Il codice identificativo è il dato più importante, perché garantisce che si stia parlando della tua fornitura e non di quella del vicino. Per l'energia elettrica si chiama POD, sigla che sta per point of delivery, cioè punto di prelievo; per il gas si chiama PDR, cioè punto di riconsegna. Identificano il punto fisico, non la persona: restano gli stessi anche dopo il cambio, perché la presa in casa tua non si muove. Il consiglio pratico è tenere davanti l'ultima bolletta, che contiene già tutto.
Dove trovo il POD e il PDR sulla bolletta
Stanno nella sezione con i dati della fornitura, di solito nella prima o nella seconda pagina, che a seconda del fornitore si chiama «dati della fornitura», «dati tecnici» o «informazioni sulla fornitura».
Il codice dell'energia elettrica comincia con le lettere che indicano il Paese e prosegue con una serie di cifre; quello del gas è una sequenza numerica. Se hai luce e gas sullo stesso documento sono due codici distinti, perché sono due forniture diverse, e si possono cambiare anche una alla volta. Se non lo trovi, è nell'area clienti del fornitore attuale o, per la luce, nel
Portale Consumi, il servizio pubblico che raccoglie i dati delle forniture intestate a te.
Resto senza luce o senza gas durante il passaggio?
No. La fornitura non si interrompe in nessun momento, e non c'è un istante in cui il contatore viene staccato e riattaccato. Il cambio è un'operazione documentale fra il vecchio venditore, il nuovo venditore e il distributore: la corrente continua a passare mentre succede, e in casa non se ne accorge nessuno.
Il motivo tecnico è semplice: chi porta l'energia fino al contatore è il distributore, e il distributore non cambia. Cambia solo a chi vengono attribuiti i consumi di quel punto, e quindi chi te li fattura. Il distacco della fornitura è tutt'altra procedura, prevista per altri motivi, e le regole che governano entrambe sono pubblicate da
ARERA.
Lo diciamo esplicitamente perché è la domanda con cui le persone aprono il discorso quando entrano in negozio. Quando qualcuno si siede e dice «vorrei cambiare fornitore», la prima domanda non è sul prezzo: è «e se mi staccano la luce mentre passo?», oppure «e se resto senza gas con i bambini in casa?». È la domanda che sentiamo allo sportello, e vale la pena rispondere a quella prima di parlare di qualunque offerta. È anche il motivo per cui si resta su un contratto mai verificato: non per pigrizia, ma per un timore che nessuno si è preso il tempo di sciogliere.
Devo cambiare il contatore o far venire un tecnico?
No. Il contatore resta quello che è, dov'è, e non deve venire nessuno a sostituirlo o a leggerlo per l'occasione. Non serve essere in casa, non serve un permesso dal lavoro, non serve fissare un appuntamento.
Il contatore appartiene al distributore anche dopo il cambio di venditore, perché la misura dei consumi è un servizio regolato da
ARERA e non fa parte del contratto di vendita. Le sostituzioni esistono, ma seguono i piani di ammodernamento e i guasti: capitano anche a chi non cambia niente da vent'anni.
C'è un solo caso in cui qualcuno viene: se contestualmente chiedi una modifica della potenza impegnata, cioè del limite di potenza della fornitura. È un'operazione diversa, che si chiede a parte, e non può capitare per errore dentro un cambio di venditore.
Cambiare fornitore costa qualcosa? Ci sono penali per uscire prima?
Il passaggio in sé è una procedura regolata, non una trattativa privata fra te e il vecchio fornitore. Detto questo, non ti diciamo che non esistono mai costi: quello che conta sta scritto nelle condizioni del contratto che hai firmato, ed è lì che va controllato.
Tre cose da cercare. Primo, se il contratto attuale ha una durata minima o vincolata, e cosa prevede in caso di recesso prima della scadenza. Secondo, se ci sono sconti o contributi legati alla permanenza, cioè vantaggi riconosciuti a condizione di restare un certo tempo, che uscendo prima possono essere recuperati. Terzo, se il nuovo contratto prevede oneri amministrativi o di attivazione, che variano da offerta a offerta.
Le condizioni per il recesso e i diritti del cliente finale sono fissati da
ARERA, dove verificare cosa è dovuto. E chiedere al fornitore attuale copia delle condizioni contrattuali è un tuo diritto: è il documento che hai firmato.
Quanto tempo passa dalla firma al passaggio effettivo?
Il cambio non è immediato e non avviene il giorno in cui firmi. Il passaggio decorre da una data, che il nuovo fornitore ti comunica e che tiene conto dei tempi tecnici della procedura fra operatori: fra la firma e il momento in cui il nuovo contratto diventa operativo c'è un intervallo, ed è normale che ci sia.
Qui non scriviamo un numero di giorni, per una ragione precisa: i termini sono fissati dalla regolazione e vengono aggiornati, e un numero scritto in un articolo invecchia senza avvisare. Il termine in vigore è pubblicato da
ARERA. Il nuovo fornitore è comunque tenuto a indicarti la data di decorrenza: se non la trovi, chiedila prima di firmare.
Altrettanto importante è quello che nel frattempo non succede: fino a quella data il vecchio contratto resta attivo e continui a ricevere le sue bollette. Non c'è un periodo scoperto, e non c'è nulla da fare per tenere viva la fornitura.
Cosa guardare nella nuova offerta prima di firmare
Tre cose, in questo ordine, e nessuna delle tre è il numero grande scritto in prima pagina.
Il modello di prezzo. Esistono due famiglie: il prezzo fisso, bloccato per un periodo concordato, e il prezzo indicizzato, che segue un indice di mercato e cambia nel tempo. Nessuno dei due è migliore in generale: il fisso dà prevedibilità e in cambio non segue il mercato quando scende, l'indicizzato fa l'opposto. La domanda giusta non è quale costa meno oggi, ma quale delle due cose ti serve.
Cosa rappresenta il numero che stai guardando. Nelle offerte indicizzate il valore esposto è quasi sempre lo spread, cioè il margine che si somma all'indice, e non il prezzo finale. Mettere accanto lo spread di un'offerta e il prezzo pieno di un'altra porta a conclusioni sbagliate, quindi prima di confrontare chiedi sempre se il numero è un prezzo o un margine.
La struttura, non solo il prezzo. Guarda quanto pesa la quota fissa, che paghi comunque, rispetto alla parte legata al consumo, e se l'offerta è monoraria o a fasce. Un'offerta a fasce non è automaticamente migliore: conviene a chi può davvero spostare i consumi nelle ore più economiche, quindi vale la pena capire prima
come funzionano le fasce F1, F2 e F3.
E se il confronto dice che conviene restare dove sei?
Allora resti dove sei, e il lavoro è comunque servito. È un esito previsto, non un fallimento: capita che l'offerta già in essere sia adatta a quel profilo di consumo e che nessuna alternativa la migliori. A volte conviene restare è una delle risposte possibili, e fa parte del metodo con cui lavoriamo.
Lo diciamo perché cambia il senso dell'intera operazione: un confronto che può concludersi soltanto con una firma non è un confronto. Quello vero ha tre esiti: cambiare, restare, oppure scoprire che il problema non era il fornitore.
Il terzo è un caso che vediamo, e capita quando la bolletta è alta per un motivo che il cambio non risolve: un conguaglio dopo mesi di letture stimate, un periodo di fatturazione più lungo, un consumo davvero aumentato. Lì cambiare venditore sposta poco, e conviene partire da
le verifiche da fare quando la bolletta è più alta.
Come lo facciamo insieme, in negozio
Il modo in cui affrontiamo un cambio fornitore al banco segue sempre lo stesso ordine, e non parte dalle offerte.
Prima ricostruiamo il profilo energetico: come si vive quella casa, quante persone ci stanno e in quali ore, e soprattutto quali sono i consumi e le condizioni reali, presi dalla bolletta e non da una media. Poi facciamo il confronto con il mercato su quei dati. Solo alla fine arriva una proposta, che può anche essere la proposta di non fare niente.
Questa analisi nei negozi Bolletta Expert è gratuita e non impegna a nulla. Siamo una rete di negozi fisici — 24 negozi diretti e 5 corner in centri commerciali — e non siamo un fornitore di energia: non abbiamo un'offerta nostra da difendere, ed è questo che rende il confronto un confronto. Gli strumenti online per farlo da soli esistono e sono buoni. Quello che aggiungiamo è una persona dall'altra parte del tavolo, che guarda la tua bolletta insieme a te e risponde anche alle domande che in un modulo non si scrivono.
Vuoi capire se ha senso cambiare fornitore, o se ti conviene restare dove sei? Cerca il negozio Bolletta Expert più vicino e porta con te l'ultima bolletta: la guardiamo insieme, senza impegno.
Questa guida viene aggiornata quando cambiano le regole della procedura. Ultimo aggiornamento: 14 settembre 2026.
Domande frequenti
Si può cambiare fornitore in qualsiasi momento?+
In generale la scelta del venditore è libera e non è legata a una stagione o a una scadenza. Quello che può porre condizioni è il contratto che hai firmato, se prevede una durata vincolata o vantaggi legati alla permanenza. Le regole sui diritti del cliente finale sono pubblicate da ARERA (https://www.arera.it/consumatori).
Cambiando fornitore devo cambiare il contatore?+
No. Il contatore appartiene al distributore della tua zona, che non cambia quando cambi venditore. Nessun tecnico deve venire, non devi essere in casa e non devi fissare appuntamenti: il passaggio è un'operazione amministrativa fra operatori.
Cosa succede al vecchio contratto? Devo disdirlo io?+
No, si chiude da solo: è il nuovo fornitore ad avviare la procedura, e il vecchio contratto termina quando il nuovo diventa attivo, perché una fornitura ha un solo venditore per volta. Dopo il passaggio riceverai ancora un'ultima bolletta dal vecchio fornitore: è il conto dei consumi fino alla chiusura, non una doppia fatturazione.
Posso cambiare fornitore se ho una bolletta non pagata?+
Non sempre: esistono casi in cui una posizione debitoria aperta può far rifiutare il passaggio, e le condizioni precise vanno verificate su ARERA (https://www.arera.it/consumatori). Se invece la bolletta non pagata è una che stai contestando perché la ritieni sbagliata, il percorso giusto è un altro: qui trovi cosa fare quando la bolletta è più alta del solito -> https://www.bollettaexpert.it/blog/bolletta-troppo-alta-cosa-fare